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SCUOLA DI TEATRO E CINEMA

compagnia stabile • centro di produzione video, teatrale, cinematografico e letterario

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della storia polesana trattati dal Tpo

T

TARDIVELLO   IVAN

(Badia Polesine, 27 dicembre 1924 – Caprino Veronese, 25 settembre 2005)

 

Pittore e storico (Ispettore onorario delle Belle Arti per la città di Badia Polesine). Nel 1945 ( si erano da poco concluse le atrocità della guerra) Ivan Tardivello otteneva il diploma “Magistero” conseguito presso l’Istituto d’Arte ai Carmini di Venezia, col titolo “Professore di Pittura decorativa”. Due anni dopo, il 3 luglio 1947, ecco il diploma all’Accademia Belle Arti di Venezia, dove aveva frequentato corsi come allievo di Bruno Saetti e Virgilio Guidi. Poi la nomina ad Insegnante di Disegno. Accanto all’attività didattica prendono forma tanti interessi e un lodevole impegno civile che porteranno Ivan Tardivello a rivestire ruoli importanti nel campo della cultura, degli impegni sociali e della promozione di iniziative cittadine: dal 1956 al 1955 Ispettore Onorario della Soprintendenza ai Beni Architettonici del Veneto, nel 1966 è nominato Primo Presidente della Pro Loco di Badia Polesine. Diviene frattanto Socio del Centro Polesano di Studi Storici, Archeologici ed Etnografici di Rovigo e Socio corrispondente dell’Accademia dei Concordi di Rovigo. Negli anni della seconda Guerra Mondiale, lavorò con dedizione nella storica bottega artigianale del padre Valentino. Era il più anziano di otto fratelli e contribuì, con il suo lavoro, alle necessità della sua numerosa famiglia. Poi, insegnò alla Scuola Media di Lendinara, ove divenne Vice-Preside e, successivamente, alla Scuola Media della nostra Città. Fu un appassionato studioso della storia locale ed effettuò numerose pubblicazioni. Il suo interesse per la storia e le tradizioni lo portò a dar vita ad una straordinaria raccolta di testimonianze del passato, al punto che, nel 1963, giunse ad acquistare, assieme a due amici, l’ultimo Mulino sull’Adige, poi sfortunatamente travolto da una piena. Oggi nel Museo badiese se ne conserva il modello in legno. Tra le felici iniziative a cui diede vita, tuttora vanto di Badia Polesine, va ricordata la Prima Sagra degli Aquiloni, sulle rive dell’Adige, ideata quale primo Presidente della Pro Loco, nel 1966, assieme al Prof. Giovanni Beggio ed al Rag. Gino Stefani. A tutti è noto quale successo abbia avuto negli anni questa manifestazione, che ha raggiunto importanza nazionale. Nel 1969 fondò, assieme alla Prof.ssa Marina Guerra e a Mons. Guido Stocco ed al prof. Arturo Rossi, la Biblioteca Civica Bronziero. Nel contempo, iniziò ad interessarsi in modo determinante per la salvaguardia dei due riferimenti storici ed architettonici più qualificanti per Badia Polesine, ovvero il Teatro Sociale e l’Abbazia della Vangadizza. Alla fine degli anni ‘70, prese la guida della storica Società Operaia, che, ancor oggi offre per il mondo del lavoro e delle modeste professioni, e diede alla stessa notevole impulso.

Nel contempo istituì due borse di studio annuali per gli studenti della scuola Enzo Bari.

Ma il sogno del Professore era quello di creare un Museo locale. Nel 1968 la prima tappa, allorché presso alcune sale del Municipio, venne inaugurata la “Raccolta Civica”, frutto delle sue appassionate ricerche. Poi, il 12 giugno 1977, finalmente venne inaugurato il vero e proprio Museo negli storici locali che furono del Monte dei Pegni. Di anno in anno, le sezioni del Museo badiese e la sua dimensione sono andati aumentando sotto l’attenta guida del Professore che fin dall’inizio egli ne è stato Direttore, mantenendo tale qualifica, in modo assolutamente gratuito, fino alla morte.

Era un artista che andava dritto al cuore e la sua pittura donava un senso di serenità.

Domenica 1 Ottobre 2006 si è proceduto all’Intitolazione dell’Archivio Fotografico del Museo Civico A. E. Baruffaldi, al Prof. Ivan Tardivello e all’apertura della relativa mostra.

 

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TARTARI    REMO

(Santa Maria Maddalena, 7 ottobre 1902 – 3 maggio 1997)

 

Nato a Santa Maria Maddalena il 7 ottobre 1902 da una famiglia libertaria. Si trasferisce fin da giovane a Pontelagoscuro dove sviluppa il suo interesse per l’anarchia, tanto che nel 1929 espatria in Francia. Nel 1936 partecipa alla Guerra Civile Spagnola al fianco delle Brigate Internazionali contro l’esercito di Franco. Tornato in Italia viene diffidato e incarcerato dal regime fascista perché “quando si trova in compagnia di amici fidati si abbandona a commenti sfavorevoli nell’operato del governo e critica apertamente il fascismo”.

Nel settembre 1945 è uno dei fondatori della Federazione Anarchica Italiana al Congresso di Carrara. Subisce, inoltre, un processo per le manifestazioni studentesche del ’68. Continua a militare nel movimento anarchico ferrarese fino alla sua morte, avvenuta il 3 maggio 1997. I suoi libri li donò all’Istituto di Storia Contemporanea, il quale istituì il fondo Remo Tartari.

 

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TASSO   ARMANDO

Nato ad Adria, si diploma in direzione d’orchestra presso il Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano sotto la guida di Claudio Abbado.

Dopo un’intensa attività solistica come pianista, si dedica alla direzione d’orchestra con il gruppo “Archi veneti del barocco” e con la compagnia “Veneto Teatro Musica” dirigendo concerti ed opere di autori del Settecento. Contemporaneamente guida per dieci anni la “Società corale adriese” con la quale compie varie tournée in Italia e all’estero.

Chiamato all’Arena di Verona dal Sovrintendente Carlo Alberto Cappelli, inizia una collaborazione come maestro di sala e direttore musicale di palcoscenico. Per molti anni alla guida del Coro della Fondazione Arena partecipa a numerose trasferte all’estero: Berlino, Monaco, Amburgo, Vienna, Dortmund, Francoforte, Tokyo, Pechino, Luxor. Durante la sua direzione il Coro areniano sviluppa e arricchisce i suoi programmi concertistici proponendo, oltre a pagine del grande repertorio lirico-sinfonico, numerose composizioni di autori contemporanei.

Collabora con importanti direttori d’orchestra tra i quali Gianandrea Gavazzeni, Lorin Maazel, Zubin Mehta, Georges Prêtre, Riccardo Muti, Nello Santi, Daniel Oren. Come accompagnatore pianistico e direttore d’orchestra partecipa a numerosissimi concerti e recitals a fianco dei più prestigiosi artisti di fama internazionale come Magda Olivero, Raina Kabaivanska, Piero Cappuccilli, Renato Bruson, Plácido Domingo.

In duo con la moglie, il soprano Daniela Longhi, effettua alcune incisioni discografiche e tiene numerosi recitals in Italia e all’estero, a Salisburgo, Monaco, Francoforte, Parigi, Vienna.

Invitato più volte dall’Ambasciata Italiana e dall’Istituto Italiano di cultura a rappresentare la Fondazione Arena di Verona in Sudafrica, dirige vari concerti con le maggiori orchestra sinfoniche di Pretoria, Durban e Città del Capo, ottenendo un calorosissimo successo di pubblico e critica.

Al repertorio lirico-sinfonico alterna la direzione del repertorio barocco con programmi che comprendono tra l’altro composizioni di Vivaldi, Händel, Pergolesi, Bomporti, Flixi. Inoltre cura la programmazione e la direzione delle opere del Settecento La Serva padrona di Pergolesi e La Fantesca di Johann Adolf Hasse.

Nominato Direttore dell’Accademia di alto perfezionamento per giovani cantanti lirici della Fondazione Arena di Verona, formula ed esegue programmi originali, proponendo composizioni di autori veronesi con musiche dell’Ottocento e del Novecento.

Di particolare rilievo musicologico la rassegna “Concerti spirituali” con numerose prime esecuzioni in tempi moderni. Conduce il Coro e l’Orchestra della Fondazione Arena in numerosi concerti tra cui Carmina Burana di Carl Orff e, in prima assoluta, l’opera per ragazzi Una Notte nel bosco di Antonio Zanon.

Dirige la Via Crucis di Liszt nelle cattedrali di Verona ed Aosta e il Requiem di Fauré al Teatro Giacosa di Aosta dove esegue anche, in prima mondiale, l’oratorio mariano Una donna vestita di sole di Antonio Zanon, trasmesso in mondovisione.

È stato titolare della cattedra di pianoforte principale presso il Conservatorio “Antonio Buzzolla” di Adria e consigliere di amministrazione del Teatro La Fenice di Venezia e collaboratore dell’UNESCO per l’Istituto Internazionale per l'Opera e la Poesia.

All’attività pianistica e di direttore d’orchestra affianca quella di docente, tenendo corsi e masterclasses presso istituzioni e università italiane e straniere.

 

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TEDESCHI    NADIR

(Badia Polesine, 11 agosto 1930)

 

Politico italiano. Vittima del terrorismo, il 1° aprile 1980 è stato gambizzato dalle Brigate Rosse della colonna Walter Alasia durante una incursione presso la sede alla Democrazia Cristiana in Via Mottarone 5 a Milano. Insieme a lui vennero feriti Eros Robbiani, Antonio Iosa e Emilio De Buono. Nadir Tedeschi è stato deputato della Democrazia Cristiana dal 1976, ha svolto attività legislativa come relatore e correlatore delle leggi di formazione professionale, part-time e riforma sanitaria. È stato membro delle commissioni parlamentari Lavoro, industria, Difesa e vice presidente della Bicamerale per le Partecipazioni Statali. Dirigente della DC provinciale e nazionale, è stato Segretario della DC milanese. Medaglia d'oro come vittima del terrorismo del Presidente della Repubblica, consegnata a Milano il 9 maggio 2010, ha pubblicato il libro "Dialogo sull'Italia degli anni di piombo. Intervista sul terrorismo" pubblicato dalla figlia Francesca nel marzo 2011.Il libro è stato ricordato dal presidente Giorgio Napolitano durante il suo intervento in occasione della giornata della memoria, il 9 maggio 2011.

 

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TASSO    GIOVANNI BATTISTA

(Salara 1908 - Villamarzana, 15 ottobre 1944)

 

Giovanni Tasso uno dei martiri più giovani, la cui targa apposta sulla sua casa il 4 novembre 1950 è stata di recente restaurata per volere del sindaco di Villamarzana. A lui fu intitolata una brigata partigiana. Villamarzana. Era una domenica mattina del 15 ottobre 1944, quando a Villamarzana avvenne una delle tragedie più efferate mai compiute dalle squadriglie nazifasciste, contro partigiani e civili. Ben 43 tra ragazzi e uomini furono uccisi come avvertimento, o meglio come “primo esempio” come venne fatto scrivere sull'ex casa del barbiere del paese, dove furono fucilati uno ad uno i 43 martiri. Il maestro Giovanni Tasso era un uomo dai grandi ideali, tanto che, sereno ed impassibile, dopo aver fatto coraggio a tutti i suoi compagni, affrontò la morte gridando viva l’Italia libera.

I fatti. Il 5 ottobre l'U.P.I. (Ufficio Politico Investigativo, la Gestapo dell'esercito repubblichino) di Rovigo provò ad infiltrare quattro spie all'interno del gruppo partigiano, comandato da “Loris” Giorgio dall’Aglio, per stanare e sopprimere lo stesso gruppo. I partigiani scoprirono gli infiltrati ed il 6 ottobre e li giustiziarono nei pressi della cascina ‘Stongarde’ di Villamarzana, dove poi i quattro cadaveri furono sepolti. La reazione dei nazifascisti non si fece attendere.

Nella notte tra il 13 ed il 14 ottobre a Bagnolo di Po, Fiesso Umbertiano, Fratta Polesine, Lendinara, Pincara, San Bellino, e Villamarzana gli uomini della 19^ compagnia delle "Brigate Nere" compirono un rastrellamento catturando più di cento persone. Dopo svariate ore di tortura alcuni prigionieri confessarono l'esecuzione dei quattro fascisti, avvenuta otto giorni prima. Undici persone morirono durante le torture cui furono sottoposte. Quarantadue di questi “arrestati”, la mattina del 15 ottobre, vennero condannati a morte, trasferiti a Villamarzana e rinchiusi nella casetta del barbiere in attesa dell'esecuzione. Erano quarantadue per rispettare la legge della rappresaglia nazista dell'uno a dieci, visto che erano stati uccisi quattro fascisti.

Poco dopo le 16,00 si procedette con l'esecuzione di sette gruppi composti da sei prigionieri l'uno, che volta per volta venivano fucilati alla schiena da un plotone di esecuzione composto da ventotto italiani, davanti agli occhi della popolazione di Villamarzana che assisteva senza poter intervenire perché rinchiusa La drammatica sequenza durò fino alle 17,30. Nell'esecuzione del 15 ottobre furono uccise 41 persone, tra cui nove ragazzi tra i quindici ed i diciassette anni. Solo una persona riuscì a scampare alla morte perché fu ferito durante la fucilazione ma non ucciso. Si risvegliò nella fossa comune assieme ai cadaveri delle persone cadute sotto il piombo dei moschetti italiani. Altre due persone verranno giustiziate successivamente.

Sul muro della casetta tra i fumi usciti dalle canne di fucili si legge la scritta “Primo Esempio”.

Villamarzana ha pagato col sangue dei suoi figli il prezzo per ottenere la medaglia d'argento al valor militare. In ricordo dell'eccidio è stato costruito un Sacrario a memoria delle 43 vittime sul muro della casetta del barbiere, dove campeggia una lunga lapide con tutti i nomi dei caduti per mano fascista. Il muro dove è avvenuta l'esecuzione è conservato all'interno del monumento, lasciato così com’era: sono ancora visibili i fori delle pallottole sparate dal plotone d’esecuzione.

 

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TENANI    GIOVANNI BATTISTA

(Guarda Veneta, 1 luglio 1831 – 7 dicembre 1892)

 

Laureato in giurisprudenza, svolse un'intensa attività di patriota, soldato e di uomo politico nel Parlamento italiano. Dopo l'annessione del Veneto al Regno d'Italia (1866) fu eletto deputato ed entrò alla Camera il 15 dicembre 1866, rieletto per altre sette legislature fu anche vice presidente della Camera dei Deputati. Alcuni mesi prima della morte, sopraggiunta nella sua casa in località Quarti, il 10 dicembre 1890 fu nominato senatore del Regno d'Italia, carica che svolse fino al 27 settembre 1892.

Aveva partecipato come volontario alla difesa di Venezia durante il 1848-‘49 e poi si era arruolato nell’esercito piemontese. Aveva combattuto anche nella battaglia di San Martino e poi nell’assedio del forte di Gaeta, dove aveva riparato Francesco II dopo l’impresa di Garibaldi. Partecipò anche alla guerra contro l’Austria. Per lui lo studio era fondamentale: veniva da una famiglia borghese che gli aveva permesso di studiare, prima al liceo e poi all’università, fino alla laurea. Aveva imparato l’inglese e aveva approfondito i sistemi legislativi ed economici anglosassoni. In secondo luogo, per lui erano fondamentali gli ideali, ideali in cui credere fortemente. Valori per il cittadino, valori per la Nazione. Un suo commilitone toscano amava ripetere che “un paese che non proclama con forza i propri valori è pronto per l’oppressione e la servitù, e se non ci si ricorda del proprio passato, se non si capisce da dove si viene, non si sa neanche dove si va”.

Si è pure dedicato alla sua famiglia: a sua moglie e ai suoi figli e poi a tutti i suoi concittadini. Aveva accumulato una grande esperienza in campo militare imparando a considerarne i problemi in una prospettiva strategica e la sua cultura, affinatasi all’ombra della tradizione empirista anglosassone, gli diede strumenti adeguati per affrontare le problematiche economiche ed amministrative, tanto pressanti nella organizzazione dell'Italia nascente.

 

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TIEGHI    ALESSANDRO

(Adria, 1955)

 

Pittore, incisore e ceramista. Dopo il liceo scientifico frequenta la Scuola d'Arte di venezia e inizia l'attività di grafico pubblicitario, evidenziandosi nel settore fotografico ricercando la trasformazione della realtà nel microcosmo, nei suoi particolari, giocando con contrasto cromatico, con giochi di luce, prima e dopo lo sviluppo: una ricerca che ha infuenzato, a metà degli anni '80, le proposte grafiche nel settore pubblicitario. Tieghi è sempre stato un poliedrico e le sue numerevoli mostre, lo hanno dimostrato negli anni, spaziando dalla pittura all'incisione, alla ceramica, ai burattini, alle tante interazioni multimediali di cui si è interessato nella sua carriera, basti pensare alle sue ceramiche, ai suoi giochi storici, agli oggetti per la casa. È, senza dubbio, insegnante e artista tra i più apprezzati in Polesine, e non solo.

 

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TIENGO    CARLO

(Adria, 1º aprile 1892 – Paullo, 11 maggio 1945)

 

Politico. Figlio di Giovanni Battista, sposato con Velia Gusella, maestra, anch'essa di Adria; laureato in Giurisprudenza a Padova, decorato con medaglia d'argento al v.m. nella 1ª Guerra Mondiale, aderì ai Fasci di combattimento dal 1921 e dopo la Marcia su Roma divenne console della milizia. Nominato Prefetto di 2ª classe nel 1926 e di 1ª classe nel 1932. Ricoprì questo incarico a Sondrio, Piacenza, Gorizia, Trieste, Bologna, Torino ed infine a Milano a guerra iniziata in sostituzione del prefetto Giovanni Battista Marziali.

Deputato alla Camera dei Fasci e delle Corporazioni nella XXX legislatura del Regno, dopo numerosi incarichi ai vertici dell'Amministrazione dello Stato e dei ranghi del regime, fu nominato Ministro delle Corporazioni nell'ultimo Governo Mussolini (febbraio 1943) e come tale componente di diritto del Gran Consiglio del Fascismo. Dimissionario per motivi di salute, fu posto a disposizione del Ministero delle Finanze, con incarico di Commissario dell'Ente Cellulosa e Carta, e poi di Presidente dell’Istituto Nazionale Gestione Imposte Consumo. Fu collocato a riposo per ragioni di servizio nell'agosto 1944. Presente, tra gli altri, con il Maresciallo Graziani in Arcivescovado a Milano il mattino del 25 aprile 1945 durante il tentativo finale, favorito dal cardinale Ildefonso Schuster, di condurre alla resa il Duce, fu ritrovato morto a Paullo di lì a pochi giorni. Il figlio Mario Tiengo divenne poi medico e professore ordinario all'Università Statale di Milano, e fu il fondatore della terapia del dolore in Italia.

 

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TIENGO   MARIO

(Adria, 30 aprile 1922 – Pavia, 3 settembre 2010)

 

Medico, scienziato e professore universitario. È stato tra i fondatori in Italia della terapia del dolore e primo titolare al mondo di una cattedra universitaria sulla terapia del dolore. Figlio degli adriesi Carlo Tiengo, prefetto, e Velia Gusella, maestra, dopo la maturità classica, conseguita a Venezia, si trasferisce a Milano dove si laurea con una tesi in neurofisiologia nel 1947 in Medicina e Chirurgia. Assistente del Prof. Margaria, pubblica nei primi anni Cinquanta presso l'Accademia dei Lincei i primi studi sulla fisiologia. Nel 1954 si diploma in anestesia, disciplina di cui diventerà libero insegnante dal 1960 e dal 1973 titolare della cattedra presso l'Università Statale di Milano. Nel 1976 è tra i fondatori della sezione italiana dell'International Association for the Study of Pain fondata a Seattle nel 1973 dall'italo americano John Bonica, pioniere della terapia del dolore negli Stati Uniti, denominata Associazione Italiana per gli Studi sul Dolore (AISD) di cui è presidente tra il 1982 ed il 1985. Nel 1982 è titolare della cattedra di Professore Ordinario di Fisiopatologia e Terapia del Dolore a Milano, prima a livello mondiale. Due anni più tardi è fondatore e direttore del padiglione "Pier Ettore Bergamasco" sulla terapia del dolore. Autore di oltre 600 pubblicazioni e 28 libri, tra gli anni Ottanta e Novanta ha collaborato con il filosofo Karl Popper e lo scienziato John C. Eccles sul problema mente-cervello, rifacendosi alla loro teoria dei "tre mondi". Dopo il pensionamento viene nominato dal Ministero dell'Università nel 1997 Professore Emerito di Fisiopatologia e Terapia del dolore presso l'Università Statale di Milano e l'anno successivo diventa professore a contratto dell'Università di Torino. Ha fondato l'AILAD (Associazione Italiana per la lotta al Dolore) di cui è stato presidente. Nel 2003 è membro del Direttivo Scientifico della "Fondazione John C. Eccles" di Locarno. Nel 2005 è stato tra gli organizzatori dell'XI congresso mondiale della IASP sul dolore a Sydney. Tra le altre attività è stato inoltre tra i fondatori del Gruppo Culturale Pittori di via Bagutta e presidente per tre anni della Società del Giardino.

Nel 1993 viene nominato membro onorario della International Association for the Study of Pain. Nel 2007 riceve il Premio Galeno. Riceve il premio Moricca 2003 dal International Agency for Pain Study and Research. Il suo nome è stato iscritto nel Famedio, il "Pantheon" del cimitero della città di Milano, a commemorazione dei suoi cittadini illustri.

 

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TISI   BENVENUTO (detto Il Garofalo)

Nato a Garofalo, come citato in antichità, ora una frazione di Canaro, in provincia di Rovigo, sembra che Benvenuto Tisi sia stato apprendista di Domenico Panetti dal 1491 e fu un contemporaneo e talvolta collaboratore di Dosso Dossi. Nel 1495 lavorò a Cremona sotto la direzione di Boccaccio Boccaccino, che gli fece conoscere lo stile cromatico veneziano. Nel 1500 compì il suo primo viaggio a Roma dove, pare, conobbe il fiorentino Giovanni Baldini. Nel 1501 si trasferì a Bologna dove rimase due anni presso la bottega di Lorenzo Costa il Vecchio. Nel 1504 tornò a Ferrara e lavorò con i fratelli Dossi. Nel 1506 viaggiò a Mantova. Nel 1508 fu forse a Venezia. Nel 1512 compì il secondo viaggio a Roma, su invito del concittadino Girolamo Sacrati, presso lo corte di papa Giulio II, dove conobbe Raffaello. Questo lo portò a cambiare il suo stile da lombardo ad uno più classico stilizzato, influenzato da Giulio Romano. Intorno al 1512 tornò ancora a Ferrara dove lavorò a numerose opere per il duca Alfonso d'Este, arricchendo delle proprie opere gran parte delle chiese di Ferrara. Tra il '29 ed il '30 sposa Caterina Scoperti. Sembra che nel 1520, Girolamo da Carpi fu apprendista nella sua bottega e lavorò con lui per alcuni progetti a Ferrara nel periodo 1530-40. Nel 1531 perse la vista all'occhio destro. Sebbene non riuscisse a vedere con un occhio, continuò a lavorare fino al 1550 quando divenne completamente cieco. Benvenuto Tisi morì nel 1559 e venne sepolto nella basilica ferrarese di Santa Maria in Vado nel loculo fattosi costruire già da qualche anno accanto a quello della moglie morta precedentemente. Nel 1829 le sue spoglie furono trasferite nel cimitero della Certosa di Ferrara dove nel 1841 gli fu dedicato un monumento nella Cella degli Uomini Illustri, opera dello scultore Angelo Conti. Garofolo è uno dei pittori conosciuti e descritti da Giorgio Vasari.

 

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TOSI   don GINO

(Pincara, 13 agosto 1944 – 12 settembre 2011)

 

Nato a Pincara il 13 agosto 1944, ha risieduto ad Occhiobello, ma per alcuni anni abitò pure a Santa Maria Maddalena da dove, il 1° ottobre del 1957, entrò in seminario a Rovigo, presentato allora dal parroco Don Aldo Rizzo. Il 27 giugno del 1970 venne ordinato Sacerdote. Ha prestato servizio come cappellano nelle parrocchie cittadine di San Pio X e San Francesco e quindi come parroco per sei anni a Castelnovo Bariano (dal 1979 al 1985), per nove anni a Gavello (dal 1985 al 1994) e quindi per dodici anni a Fiesso Umbertiano (dal 1994 al 2006). Nominato parroco di S. Maria Maddalena il 28 agosto 2006, vi ha fatto l’ingresso ufficiale il 24 settembre 2006.

Nel 1998, per sua volontà, grazie ad un finanziamento ministeriale, la Sovrintendenza per i Beni Storici ed Artistici di Verona avviò il restauro conservativo dell’altare della parrocchiale di Fiesso Umbertiano. L’operazione, condotta sotto la direzione dell’ispettrice dott.sa Donata Samadelli dal Laboratorio bresciano di Elisabetta Arrighetti e Ivano Tomasoni, portò alla scoperta, all’interno del monumento, di un interessante verbale di restauro risalente ai primi anni del XIX secolo, quando l’altare fu smontato e rimontato nei suoi diversi pezzi. Il monumento venne quindi restituito all’antico splendore sabato 4 dicembre 1999, con un intonato concerto per fiati ed organo nella chiesa parrocchiale, dove ancor oggi questo gioiello, testimonianza del Rinascimento in terra polesana, si mostra nella sua bellezza a fedeli e visitatori.

A Santa Maria Maddalena si impegnò in prima persona per la costruzione del nuovo e moderno centro parrocchiale, inaugurato lo scorso 22 luglio.

Morì improvvisamente: il parroco stava percorrendo l’autostrada A13 quando ha dovuto accostare l’auto dopo aver avvertito un malore. Solo il tempo di fermare la vettura e don Gino spirò nell’abitacolo a causa di un infarto. Si trovava all’altezza dell’uscita di Villamarzana, diretto verso Rovigo. Ad accorgersi di quanto accaduto fu un autobilista che notò la strana posizione della vettura, ma una volta arrivati i soccorritori non poterono fare nulla.

Fu lui a officiare i funerali dei due militari caduti in missione in Afghanistan, Mauro Gigli e Massimo Ranzani. Fu una figura importante che seppe essere un punto di riferimento per la comunità di S. Maria Maddalena e dell’intero Comune di Occhiobello. Nonostante il breve tempo trascorso alla guida di quella comunità seppe lasciare un grande segno impresso nei cuori dei cittadini e nel volto stesso del paese. Grazie al suo impegno, oggi il paese può avvalersi di aule per le attività parrocchiali e di un bel teatro, che gli è stato dedicato ed intestato.

 

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TOSI   MAX

(Villanova Marchesana, 1 marzo 1913 – Merano, 11 novembre 1988)

 

Poeta che scrisse in lingua ladina. Nato da madre friulana e trapiantata in Polesine, impara in giovinezza la lingua originaria della madre. In seguito si trasferisce a Merano dove apprende la lingua ladina nei suoi soggiorni estivi presso la corte Coi di Ortisei. Ha completato i suoi studi di letteratura presso l'Università di Milano. Dopo il termine della seconda guerra mondiale si schierò apertamente per la conservazione della lingua ladina e nel 1945 ha fondato a Merano la Union Culturela di Ladins de Maran. Innamorato della cultura ladina lo si vede impegnarsi personalmente nella distribuzione, vestito con l'abbigliamento tradizionale, della rivista da lui edita Popul Ladin. Nel 1946 ha partecipato alle prime trasmissione in lingua ladina diffuse dalla sede di Bolzano della RAI.

 

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TUGNOLO   SANTE

(Adria, 17 marzo 1929)

 

Sindaco di Adria dal giugno 1951 al luglio 1956. È passato nella storia della città come il sindaco dell’alluvione. Il 14 novembre del 1951, dovette affrontare i gravi problemi causati dall’alluvione che ha colpito la città di Adria e buona parte del Polesine. La sua elezione a 22 anni appena compiuti lo rese noto come il sindaco più giovane d’Italia. Nonostante la sua giovane età seppe affrontare con coraggio e determinazione la ricostruzione del territorio comunale lavorando in piena sintonia con l’amministrazione provinciale e con il commissario straordinario del Governo, on. Giuseppe Brusasca. Nei giorni del disastro rimase al suo posto di sindaco dormendo poche ore in un giaciglio ricavato in uno stretto corridoio del palazzo comunale. Ha pubblicato una raccolta di memorie nel quale ha raccolto le sue esperienze di sindaco durante il periodo dell’alluvione. Dopo il suo mandato di sindaco ha proseguito la sua attività amministrativa come vicesindaco con incarico a lavori pubblici e finanze fino al 1970.

 

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TURRI   ALFONSO

(Stienta 1809 – Adria 1883)

 

Nasce a Stienta. Dopo aver compiuto gli studi a Rovigo e a Padova, dirige in questa città una farmacia, che diviene uno dei luoghi di ritrovo dei cospiratori nel 1848. Dopo aver preso parte alla rivolta studentesca dell’8 febbraio, combatte a Montebello e Sorio, per recarsi poi a Venezia. Caduta la città torna a Padova, dove continua la sua attività cospirativa, fino a quando nel 1862 è costretto ad attraversare il confine per sottrarsi all’arresto. Entrato a far parte del Comitato politico di Ferrara, si occupa della trasmissione della corrispondenza in Veneto per conto del Comitato politico centrale veneto, ma a quanto sembra collabora anche all’introduzione di armi per conto del Partito d’azione. Dopo la liberazione del Veneto, si trasferisce ad Adria, dove dirige un magazzino di privative e dove ricopre gli incarichi di assessore, sindaco e direttore del Pio Ricovero.

 

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TURRINI   FELICE MANLIO

(Papozze,  14 dicembre del 1889 -  Rovigo, 12 ottobre del 1956)

 

Felice Manlio Turrini nacque a Papozze in una famiglia dalle solide radici cattoliche. Il padre Cesare Turrini svolgeva l’attività di negoziante, mentre la madre Luigia Guzzoni era casalinga.

Fin da giovane il futuro monsignore manifestò notevoli interessi per l’approfondimento delle conoscenze, giungendo a conseguire ben tre lauree: lettere, filosofia e teologia dogmatica. Negli anni giovanili frequentò il Seminario di Rovigo, venendo ordinato sacerdote nel 1910.

E’ stato anche stato studente all’università gregoriana di Roma ed ha frequentato l’Università di Padova dove ottenne la laurea in lettere, dopo essere già stato cinto di laureo in teologia e filosofia.

Egli si distinse come insegnante presso il Seminario di Rovigo dove è stato docente di filosofia. Ha svolto l’attività didattica per oltre 40 anni, facendosi apprezzare per il suo metodo educativo, cosicché fu molto amato dai suoi discepoli. E’ stato anche direttore di alcune importanti riviste ecclesiastiche, quali “Palestra del clero” e “Perficie Munes”.

Persona molto colta, parlava quattro lingue, diede anche un contributo alla comprensione di alcuni libri della Bibbia quali il libro della genesi e il libro di Ruth in dialetto veneto-padovano. E’ stato inoltre coautore per la revisione e per l’ampliamento del catechismo liturgico.

Amava molto Papozze, il suo caro paese, tanto da scherzare sulla storia e sul suo toponimo che, come è noto, in dialetto significa “babbucce”, ma che rimanda anche ad una possibile presenza di un papa. Osservò pertanto:

“Che significherà mai questo nome?

Gli ozi del papa o gli stravizi del papa?”.

Va però detto che a Papozze non c’è mai stato alcun reale riferimento alla presenza di un papa. Viceversa da sempre è radicata la tradizione che nel paese in riva al Po abbia fatto sosta San Carlo Borromeo in un suo viaggio alla volta di Venezia. Per questo motivo don Felice il 15 novembre del 1948 scrisse all’arcivescovo di Milano, il cardinale Ildefonso Schuster, per chiedere se veramente il suo predecessore e illustre prelato Carlo Borromeo, divenuto poi santo nel 1580, avesse fatto sosta nel piccolo paese pernottando nella famosa villa del Mezzano.

L’ arcivescovo Schuster, rispose che era tutto vero: Carlo Borromeo, in un suo viaggio da Milano a Venezia - precisò - sostò proprio nel piccolo paese. L’assicurazione del prelato milanese fu accolta con molta soddisfazione, tanto che, successivamente, San Carlo Borromeo fu scelto come compatrono di Papozze. Mons. Felice Manlio Turrini, si spense a Rovigo il 12 ottobre del 1956. Le sue spoglie mortali furono trasportate presso il cimitero di Papozze suo paese natale, dove tuttora egli riposa.

 

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