indice

SCUOLA DI TEATRO E CINEMA

compagnia stabile • centro di produzione video, teatrale, cinematografico e letterario

| TPO Storia locale

indice
dei Comuni
indice
dei personaggi

della storia polesana trattati dal Tpo

D

DAL FIUME   PAOLO

(Giacciano con Baruchella, 26 gennaio 1955)

 

Centrocampista di fascia destra nelle giovanili del Torino allora guidato da Ercole Rabitti, vinse coi granata il titolo italiano della categoria Allievi nella stagione 1971-1972.

Fu quindi fu ceduto al Conegliano nel campionato 1973-1974, in Serie D, facendo inoltre parte della Nazionale di categoria. Passò poi al Varese, con cui debuttò in Serie A il 12 gennaio 1975 a San Siro, in marcando Gianni Rivera, dopo che l'allenatore Pietro Maroso lo fece subentrare al posto di Walter De Vecchi al 72°. Dopo tre anni in Lombardia, durante il quale partecipò al campionato del mondo per militari di Damasco, dal 1977 è al Perugia dei miracoli di D'Attoma, Ramaccioni e Castagner, che nella stagione 1978-1979 finirono imbattuti, prima squadra a riuscire nell'impresa; in tale anno segnò tra l'altro al Napoli, squadra a cui fu poi ceduto nel 1982.

Con la maglia dei partenopei debuttò il 12 settembre, prima giornata di campionato, nel pareggio per 0-0 contro l'Udinese, sua futura squadra; in Campania rimase tre anni, giocando prima con Ruud Krol e poi con Diego Maradona.

Passa quindi all'Udinese, con cui disputa due stagioni in Serie A ed una in B, chiudendo la carriera alla Pistoiese allora militante in Interregionale.

In carriera ha totalizzato complessivamente 207 presenze e 17 reti in Serie A e 85 presenze e 7 reti in Serie A.

Preso il patentino di allenatore di seconda categoria a Coverciano nel 1989 e quello di Prima nel 1993-1994 debutta in tale veste nell'Interregionale con l'Imola, con cui vince il campionato, ma senza essere promosso per un problema amministrativo.

 

[ trailer ]

DALL'ARA   RENATO

(Sant'Apollinare (RO), 1925 - ?)

 

Cineamatore e documentarista, dopo alcune affermazioni in campo cineamatoriale (suoi lavori furono presenti ai festival di Montecatini, Cannes, Lisbona e Nizza) diresse un buon numero di cortometraggi. Nella sua filmografia si contarono 7 documentari girati tra il 1950 e il 1957: Venezia, ore 5; Se dovessi rivivere; Spleen; Canali di vita; Scano Boa; Hoec nova Jerusalem; Affreschi del Monregalese; Immagini a confronto. Il suo debuttò alla regia avvenne nel 1958 con Mobby Jackson, una produzione francese con José Jaspe, Lawrence Montaigne e Lissia Kalenda. Si trattò di un filmetto raffazzonato su due marinai che avevano il dubbio di riconoscere in un rottame umano un loro compagno che, dopo alcune confuse avventure, aveva perso la ragazza che amava.

Il successo di critica, ma non di botteghino, arrivò con il secondo film, Scano Boa (1961), ispirato all'omonimo documentario girato nel 1954, con José Suarez, Carla Gravina e Alain Cuny. A Scano Boa, isolotto sul delta del Po, senza chiesa né cimitero, dove si pescavano gli storioni, Clara tornò a vivere con il padre, fu violentata da un bellimbusto e rimase incinta. Durante i funerali del padre, annegato nel Po, partorì e il seduttore la sposò. Scritto da sei sceneggiatori, Dall'Ara ne ricavò un film fumettistico nella sostanza, ma notevole nella descrizione realistica del contesto sociale, grazie alla fotografia di Antonio Macasoli. Già autore del documentario Pescatori di storioni (1956), il regista, acerbo direttore degli interpreti, esclusa l'intensa Gravina, fu soffocato dal turgore romanzesco della storia dal finale consolatorio. L'ottimo Carlo Rambaldi vi collaborò con tre storioni elettromeccanici.

L'impiego sociale continuò nelle pellicole successive, senza grandi esiti commerciali. Nel 1966 girò il lungometraggio Quando la pelle brucia (La sterba) con Bruno Cattaneo e Olga Solbelli, un film ambientato in Polesine che parlò di un uomo che abbandonava il suo paese ritenendo che la moglie si fosse suicidata e s'impiegava in una fattoria. Le proprietarie di questa volevano abbandonarla, perché le continue trivellazioni metanifere causavano un progressivo abbassamento dei terreni. L'unico che volle lottare fu un vecchio che incendiò un pozzo di metano. Deluso, l'uomo tornò al paese d'origine e scoprì che la moglie non era morta, ma era fuggita con una compagnia di guitti.

Nel 1967 diresse Mercanti di vergini con Silvio Bagolini, Lilly Bistrattin, Vanna Brosio, Nino Castelnuovo, Luigi D'Ecclesia. Realizzato nel pieno del boom economico, il film di Renato Dall’Ara si occupò di uno degli aspetti legati all’industrializzazione dell'Italia, che causò il trasferimento di ampie fasce della popolazione italiana dalle campagne alle città. Fu una storia tutta cuneese; o meglio sette storie ispirate al problema dell’inurbamento femminile, un tema di scottante attualità nelle Langhe, nel Monferrato e nelle vallate del cuneese, dove le ragazze da marito rifiutavano di sposarsi con i giovani contadini che non intendevano abbandonare la terra per trasferirsi in città. «È molto frequente leggere sui giornali l'annuncio di un film che poi non verrà mai realizzato oppure che cambierà al momento della realizzazione gran parte del suo cast. È quanto è accaduto a Mercanti di vergini, film annunciato il 22 gennaio 1967 da un articolo de “La Stampa” che ospita l'intervista al regista Renato Dall'Ara. Per la verità il titolo annunciato era Cupido 7 e gli attori dovevano essere Eli Wallach (appena reduce dal successo con Sergio Leone), Totò e la coppia Nino Castelnuovo-Paola Pitagora resa famosa dallo sceneggiato I Promessi Sposi, un cult della televisione italiana del periodo. Nomi altisonanti anche alla sceneggiatura, dove erano previsti Tullio Pinelli (lo sceneggiatore di Fellini, come orgogliosamente lo presenta Dall'Ara) e Rodolfo Sonego, il collaboratore preferito da Alberto Sordi. Il film è annunciato come da realizzare nelle Langhe, a Mondovì, a Cuneo e nelle grotte di Bossea. Uscirà solo nel 1969, lo sceneggiatore è il regista Dall'Ara, gli interpreti saranno Mita Medici, Folco Lulli, Alighiero Noschese e Nino Castelnuovo (unico sopravvissuto del cast annunciato), mentre gli echi felliniani si limitano alla presenza di Walter Santesso che era uno dei paparazzi di La dolce vita. La storia (una commedia a sfondo mafioso, con un sensale di matrimoni che deve trovare sette mariti per sette ragazze disonorate) non avrà grosso successo di pubblico e il film è da tempo invedibile» (S. Della Casa, “La Stampa-TorinoSette”, 29 ottobre 2010).

Nel 1980, per la televisione diresse Uno strano ragazzo, ma dopo i flop dei suoi film, del regista polesano, che si trasferì a Verona, si persero completamente le tracce.

 

[ trailer ]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

DEBELLINI   GRAZIANO

(Villamarzana, 3 ottobre 1953)

 

imprenditore italiano, che opera nel settore turistico, delle costruzioni e delle energie rinnovabili.

Nato in un piccolo paese del Polesine, è sposato con Giulia Teggia Droghi dal 1977, con la quale ha avuto tre figli, Maria, Paolo e Francesca e, per il momento, tre nipoti.

Dopo gli studi superiori nel seminario vescovile di Rovigo, si trasferisce a Padova per iniziare il proprio percorso universitario, da studente lavoratore.

Il periodo universitario si rivela decisivo per la vita di Debellini: proprio durante l’esperienza padovana avviene l’incontro con don Luigi Giussani, padre nella fede e amico fino alla fine.

Gli anni settanta sono già contrassegnati dalle prime esperienze di lavoro: da quelle più semplici come cameriere e lavapiatti, passando per alcuni incarichi nel mondo delle cooperative, per poi arrivare all’insegnamento.

Nel 1977, pur in una situazione di precarietà economica, Debellini comincia a gestire, insieme ad alcuni amici, un piccolo rifugio sull’Adamello. Proprio durante questa esperienza si costituisce il nucleo fondante di Tivigest – Hotels & Resorts, segnando per Debellini “l’inizio di una storia di amicizia e di lavoro con alcuni amici fraterni, che dura ancora oggi”.

A partire dal 1979, sviluppa la propria professionalità all’interno del gruppo turistico Tivigest, di cui è presidente sin dall’inizio della propria storia.

Nel frattempo, un importante impegno sociale diventa parte essenziale del progetto imprenditoriale al quale Debellini collabora e contribuisce in prima persona con la realizzazione di diverse opere dalle finalità educative: nel 1979 vengono ultimati i collegi universitari Murialdo e Forcellini (Università di Padova); negli anni ottanta l’impegno prosegue con l'Istituto Romano Bruni che comprende scuole dalle elementari fino al liceo, e con le cooperative di lavoro del consorzio Rebus operanti anche nel carcere Due Palazzi di Padova.

Dal 1982 al 1986, è amministratore delegato e direttore editoriale della società Edit, che possedeva le testate giornalistiche del settimanale Il Sabato e del mensile internazionale 30giorni nella Chiesa e nel mondo.

Nel 1986, viene nominato presidente nazionale della Compagnia delle Opere, per il triennio seguente.

Dal 1999, figura tra gli amministratori di Solfin, la holding che ha dato sviluppo ai vari comparti imprenditoriali e che si è resa protagonista di uno sviluppo internazionale in oltre venti paesi in Europa, Africa ed America Latina.

Dal 2001, è nominato presidente del Consiglio di amministrazione dell'Istituto Scolastico Romano Bruni di Padova.

Nel 2005, insieme agli altri fondatori del gruppo Solfin, Gatti e Citton, decide all’unanimità di conferire tutte le proprietà ad una fondazione caritatevole internazionale, denominata Humilitas, che ha come primo scopo la creazione di posti di lavoro, specialmente per i giovani.

Dal luglio 2005 è membro del Comitato d’Onore della Fondazione Internazionale Giovanni Paolo II.

Nel 2006, proprio in quanto presidente dell’Istituto Bruni, viene coinvolto nell’indagine della Guardia di Finanza di Padova con l’accusa di aver concorso ad organizzare dei corsi truffa con fondi dell’Unione europea e di aver alterato la rendicontazione delle spese sostenute per la somma di 8.606,92 euro più iva.

La prima accusa è già caduta, a seguito delle verifiche effettuate da parte delle autorità sul regolare svolgimento dei corsi di formazione; il processo, però, prosegue per le presunte irregolarità di rendicontazione.

È assistito da un’equipe di avvocati guidati dal prof. Mario Bertolissi, ordinario di Diritto costituzionale presso l’Università di Padova. Nel frattempo, ha dichiarato di non accettare nessuna formula di prescrizione, ma di voler andare avanti con il processo fino al pieno riconoscimento della verità.

Nel 2010 nasce l'Associazione Santa Lucia per la Cooperazione e lo sviluppo tra i popoli Onlus, della quale Debellini è presidente. L’associazione onlus promuove attività di solidarietà, sviluppo internazionale e sostegno alla cooperazione accreditata allo sviluppo.

Nel 2011 è nominato presidente di Sorgent.e Holding SpA, nomina che avviene contestualmente all’ingresso nel gruppo di un nuovo socio finanziario: il fondo newyorkese Amber Capital, guidato da Joseph Oughourlian.

Sempre nel 2011, diventa presidente di Consta SpA, azienda operante nell’ambito delle costruzioni e dei grandi progetti edili, che nasce dalla fusione di varie imprese del settore quali Mattioli, Soles e Isoedil.

È stato iscritto all’Ordine dei giornalisti come giornalista pubblicista, ha collaborato come editorialista in varie testate ed è attualmente presidente di ilsussidiario.net, quotidiano online approfondito della Fondazione per la sussidiarietà.

Dal 1995 è iscritto all’Albo dei revisori contabili presso il Ministero della Giustizia.

 

[ trailer ]

 

DEGANI   VALENTINO

(Badia Polesine, 14 febbraio 1905 – 6 novembre 1974)

 

Portiere. Crebbe calcisticamente nell'Inter, squadra con cui esordì nel Campionato Nazionale il 1º febbraio 1925 (Inter-Brescia 1-0). Legò il proprio nome a quello della società nerazzurra, con la quale giocò per oltre un decennio, con l'eccezione del campionato 1925-26, passato in forza al Treviso.

Fu un portiere dalle grandi doti atletiche e dal notevole colpo d'occhio; per questo era soprannominato dai compagni Saltarello, ma per i tifosi interisti era Pantera. Capace di grandi parate, come di gravi errori, non gli mancava il coraggio: contro lo Sparta Praga in Coppa Europa, per fermare l'azione di un attaccante avversario, si ruppe un braccio.

Nel 1928, dal 23 luglio al 13 settembre, con il compagno di squadra Silvio Pietroboni, prestati dall'Internazionale, parteciparono alla tournéè americana con il Brescia. Salpati dal porto di Genova sul transatlantico "Duilio", sbarcarono a New York dopo dieci giorni di tranquilla navigazione, la squadra disputò nove incontri, Valentino ne difese i pali in otto partite.

Nel 1929-30 risultò decisivo per la vittoria del terzo scudetto interista. Negli anni successivi fece da riserva prima a Carlo Ceresoli, poi a Giuseppe Peruchetti. Giocò la sua ultima partita in nerazzuro nel 1937, contro la Roma, in Coppa Italia.

Non giocò mai in Nazionale maggiore, ma fu schierato due volte con la selezione B, con la quale debuttò il 7 aprile 1929 nella vittoria in trasferta contro la Grecia per 4-1 fece parte della spedizione italiana alle Olimpiadi di Amsterdam del 1928, che si conclusero con la vittoria della medaglia di bronzo da parte degli azzurri.

 

[ trailer ]

DELLA SEGA   FRANCESCO

(Rovigo, 1528 – Venezia, 26 febbraio 1565)

 

Anabattista condannato a morte dall’Inquisizione veneziana.

Nato in una famiglia benestante da Francesca e Bartolomeo della Sega, poté iscriversi all’Università di Padova per frequentare i corsi di legge, ma preferì il divertimento allo studio. Nel memoriale che scrisse per l'Inquisizione che rappresenta la fonte maggiore della sua biografia, affermò di essere stato rimproverato, per questa sua condotta, da una calzolaio e, toccato da quelle parole, di aver deciso di condurre una vita veramente cristiana.

Abbandonò gli studi, convinto che fosse meglio imparare un mestiere per guadagnarsi da vivere con le proprie mani, piuttosto che «litigar e contendere» con la professione di avvocato. Cacciato di casa dal padre, aderì a un circolo anabattista, si fece ribattezzare a Porcia, presso Pordenone, ed esercitò il mestiere di sarto.

Fu in Austria, in Slovacchia e in Moravia, aderendo alla Fratellanza hutterita di Pausram, presso Strachotín, perché quei cristiani «si affaticano a fuggir li vicii et peccati et conservarsi immacolati da questo secolo, mostrandosi grande amore uno verso l’altro, et se alcuno non cammina secondo la regola dell’Evangelio, ma è disordinato et carnale, non è sopportato troppo, perché con fraterne corretioni lo scomunicano; né però l’hanno in odio o li fanno male, ma lo ammoniscono come fratello». Si sposò con una certa Orsola dell’Engadina ed ebbero un figlio.

Nel 1559, in seguito alla morte del padre, tornò in Italia per occuparsi dell’eredità e far proselitismo, accompagnando i nuovi confratelli in Moravia: più volte gli capitò di fare questi viaggi dall’Italia in Moravia, in quel periodo considerata una sorta di terra promessa dai riformatori radicali. Il 27 agosto 1562, insieme con i compagni di fede Antonio Rizzetto, Nicola Buccella e altri anabattisti, stava imbarcandosi a Capodistria per Trieste per proseguire da qui per la Moravia, quando i tre furono fatti arrestare da un ex-anabattista, il bellinzonese Alessio Todeschi, che sosteneva di essere creditore verso di lui di una cospicua somma di denaro. Dai documenti sequestrati, il podestà di Capodistria si rese conto di avere a che fare con degli «eretici». Arrestato anche il Todeschi, furono tutti incarcerati a Venezia. Al processo, presentò un memoriale, che intestò Lettera alli magnifici e clarissimi signori e iudici sopra le cose della fede e conscienza, nel quale afferma che occorre osservare i comandamenti ma la salvezza si ottiene per fede e non per le opere, che ci si deve confessare solo a Dio e che il battesimo deve essere riservato ai credenti. Ma la sua fede è essenzialmente pratica: l’importante è vivere secondo Cristo, senza curarsi «della sottilità, curiosità o misterii che non fanno bisogno né sono d’utilità a una vita bona e christiana [...] ancora che alcuno non solamente credesse tutti questi articoli, ma cento e mille volte di più [...] non per questo saria salvo [...] perché il regno di Dio non consiste in parole [...] Come il battesimo non giova se non a chi osserva i comandamenti di Dio, così ritengo che se alcuno credesse a Dio e facesse la volontà sua saria salvo se anche non venisse al battesimo».

Nel gennaio 1563 il della Sega riuscì a far pervenire in Moravia una lettera che, perduta nell'originale italiano, è conservata nella sua traduzione tedesca. La lettera intende essere un addio e insieme una testimonianza della dottrina che lo anima: scrive che Cristo siede in cielo alla destra «della forza e dell’onnipotenza del Padre suo fino al tempo della restituzione di tutte le cose, quando l’unico Dio avrà messo sotto i piedi tutti i suoi nemici e l’ultimo nemico, la morte, sarà vinto. Perché egli, il Cristo Signore, deve regnare sino a questo tempo e poi riconsegnare il regno a Dio Padre, insieme con i suoi membri e fratelli, ed egli stesso sarà sottoposto all’Onnipotente, affinché vi sia un solo Dio nell’eternità, tutto in tutti». Dallo scritto si nota quanto importante sia l'influsso dell'antitrinitarismo, tipico dell'anabattismo italiano.

Mentre il Buccella, abiurando, aveva salva la vita, il Rizzetto rimase invece «ostinato» fino all'ultimo così che, condannato a morte, l'8 febbraio 1565 il tribunale lo fece affogare nelle acque della laguna di Venezia. Quanto al Della Sega, già il 18 luglio 1564 aveva cercato di salvare la vita chiedendo agli inquisitori l’applicazione del recente decreto, emanato il 7 aprile dal Consiglio veneziano, che prevedeva l’espulsione dallo Stato veneto degli eretici. Gli inquisitori non mollarono però la presa, contando di ottenere la sua abiura che egli tuttavia rifiutò. Condannato a morte con il Rizzetto l'8 febbraio 1565, la pena gli fu sospesa quando egli sembrò pronto ad abiurare, ma ci ripensò, e così la notte del 26 febbraio fu affogato nella laguna.

 

[ trailer ]

DEMARTINI   DANIELE

(Rovigo, 11 gennaio 1984)

 

Cestista professionista, è cresciuto nella squadra della sua città, Rovigo, con cui ha esordito nel 1998 nel campionato di serie C. Nel 2000 passa a Padova in B1 dove gioca per 3 stagioni. Nel 2003 il salto in Legadue con la maglia di Casale Monferrato. L’anno successivo accetta invece la proposta di Treviglio che gli offre il posto di Play titolare e in Lombardia rimane per 2 stagioni. Dal 2006 al 2008 Daniele sale di grado giocando per Montegranaro e Veroli. Nel 2008 ritorna a Treviglio dove gioca per altre 2 stagioni.

Questa estate aveva iniziato la preparazione con la Tezenis Verona in Legadue con cui ha disputato 4 gare di campionato. Ad ottobre il passaggio a Varese con la grande volontà del giocatore di giocarsi la carta della massima serie. La serietà e la professionalità di Demartini sono state così ripagate dall’ingaggio della Cimberio.

Tecnicamente Daniele è un play puro che sa leggere bene i giochi e con una buona meccanica di tiro. In difesa fa valere la propria velocità di gambe rubando diversi palloni agli avversari.

 

[ trailer ]

DE POLZER   ALFREDO

(Vienna, 3 febbraio 1904 – Bologna, 19 marzo 1965)

 

Politico e docente. Figlio di Lothar von Polzer e Leopoldine Pasetti Angeli, studia alle superiori allo Schotten Gymnasium, laureandosi poi in ingegneria agraria a Vienna. Segnato nella salute dalla fame sofferta negli ultimi due anni di guerra, si sposta a Rovigo, dove gestisce alcune proprietà rurali avute in eredità; successivamente si laurea in Scienze Sociali all'Università di Padova. Diviene assistente di Paolo Fortunati, con cui collabora. Si iscrive al Partito fascista, ma viene presto schedato dall'OVRA per aver manifestato la sua opposizione all'Anschluss della Germania sull'Austria, e ritenuto pericoloso. Abolisce la mezzadria e introduce varie innovazioni e tecniche di coltivazione nell'agricoltura del Polesine, nei macchinari e anche in migliorie nelle abitazioni dei contadini, portandovi acqua corrente ed elettricità. Nel 1942, su consiglio di Norberto Bobbio, tramite Concetto Marchesi, allora Rettore a Padova, si iscrive al PCI clandestino. Dopo l'8 settembre, membro della resistenza (che sostiene anche economicamente) e del CLN, nasconde nell'azienda agricola molti sbandati di passaggio.

Nel dopoguerra è nominato presidente della deputazione provinciale dal CLN, alle prime e seconde elezioni Provinciali. Sulla sua attività di ricerca universitaria, da ricordare "Vita primitiva nel delta del Po", sulle condizioni di vita ed i meccanismi sociali nel Veneto e nel Ferrarese, un'area allora depressa del paese: abitazioni rudimentali, analfabetismo. Durante l'alluvione del 1951 presiedeva la Provincia di Rovigo. Alla fine degli anni '50 passa ad insegnare Statistica e Demografia a Bologna, al seguito di Fortunati, venendo eletto deputato col PCI nel 1962. Muore a Bologna nel 1965.

 

[ trailer ]

DICATI   DANILA

(Rovigo, 7 febbraio 1931 – 2009)

 

Farmacista, scrittrice e poetessa, in giovinezza conobbe la guerra e l'alluvione. Si è laureata in farmacia all'Università di Padova, e ha esercitato per 25 anni la professione in una borgata di campagna, a pochi chilometri da Rovigo.

 

[ trailer ]

DI GENNARO   SEBASTIANO

(Torre Annunziata, 26 dicembre 1939)

 

Laureatosi a Ferrara in Chimica Organica, docente in materie scientifiche, si è occupato sin dagli anni '70 della fenomenologia UFO. Nel 1978 ha ideato e creato con l'ausilio di un gruppo di studiosi il Centro Accademico Studi Ufologici (USAC) di Santa Maria Maddalena, di cui è tutt'ora direttore. Ha convinto nel 1985 l'On. Michele Viscardi a presentare un'interrogazione parlamentare alla Camera dei Deputati allo scopo di togliere il velo di segretezza sul tema UFO. E' stato l'unico ufologo italiano a tenere una convegno nella base NATO a Napoli. E' l'unico studioso italiano ad essersi interessato in 18 anni d'indagine alla presenza enigmatica dei Rettiliani, comparsi nelle zone del Nord-Est dell'Italia ed in altre parti del mondo, apportando così un contributo indispensabile allo studio della varie razze extraterrestri che si suppone presenti sul pianeta Terra. Nel 2004 ha dato alle stampe il libro ‘Homo Saurus. Una creatura aliena sta popolando il nostro mondo’ (Edizioni Cartografica), riscuotendo un grande successo. Dal 2001, a Santa Maria Maddalena organizza il meeting internazionale di ufologia

 

[ trailer ]

DONÀ   ULDERICO

Un pescatore amico di sottosegretari di Stato e ministri a Roma, una pietra miliare del turismo veneto, il Moro, Ulderico Donà, il padre del cavaliere Antonio, chiamato con affetto dai conoscenti "Tonino". Il Moro inventa il turismo balneare in Polesine, a Rosolina Mare, vicino al Porto di Caleri e fonda nel 1949 il primo stabilimento balneare chiamato "Bagni dal Moro" in quella che oggi è l'omonima via del Moro, vicino all'attuale piazza San Giorgio.

Nel luglio del 1948, tornando a casa da una "serà" di pesca, in realtà molto misera, lui e il padre, navigando dalle foci dell'Adige verso Porto Levante, scorsero dal mare, nello stesso luogo in cui ora sorge lo stabilimento balneare “Il Moro”, alcune tende e ripari di fortuna, sotto i quali dei radi bagnanti, giunti sulla spiaggia della località "Boccavecchia" dopo un viaggio piuttosto difficile ed avventuroso, stavano beatamente riposandosi. Da qui, la molla che fece prendere al "Moro" ed al figlio Antonio, la decisione che avrebbe mutato radicalmente le loro esistenze e quelle di tutta la famiglia Donà: vendettero tutti i loro averi, dalle barche da pesca alle reti, acquistarono alcune casette di legno, che, modificate, divennero 18 capanne per i bagnanti, una destinata a "bar-ristorante", una a cucina e due stanze da letto. Si trasferirono a Rosolina Mare, chiaramente intenzionati ad esercitarvi l'attività turistico - balneare, consci che sarebbe stata una vita dura, "da frontiera". Da questo primo nucleo di capanne, grazie all'innata professionalità di tutti i membri della famiglia, si giunse, dopo il 1951, a costruire il primo muro di mattoni, sul lato nord e, nel 1957, fu finalmente realizzato l'intero fabbricato in muratura, la "punta di diamante" dell'attività turistica a Rosolina Mare. Nel 1968 ad Ulderico, il celeberrimo "Moro", l'Ente Provinciale del Turismo di Rovigo, conferì la prestigiosa "Stella del Turismo". Nel 1969 Ulderico Donà diviene Cavaliere della Repubblica, grazie ai suoi innegabili meriti turistici.

Contemporaneamente, grazie all'opera del figlio del "Moro", Antonio, lo stabilimento balneare dei Donà si amplia e si modernizza: vengono realizzate moderne infrastrutture, una notevole serie di accoglienti "bungalow" e, cosa estremamente importante, la balneazione è resa sicura grazie all'istituzione di un servizio di sorveglianza con bagnini, che permette ai vigilanti, ormai non più solo locali, ma provenienti un po' da tutta l'Italia del nord ed anche dall'estero, di fare il bagno in tutta tranquillità e sicurezza. Il 9 novembre 1985, all'operatore turistico "Tonino Donà" fu conferito, dall'allora Presidente della Camera di Commercio di Rovigo, il diploma di Medaglia d'Oro del "Concorso per la premiazione della fedeltà al lavoro e del progresso economico 1984.

Il celebre "Moro" scomparve il 14 Giugno 1970, anche sul letto di morte, estremamente lucido, dimostrò ancora una volta il suo enorme coraggio, che era stato, in effetti il "live motive" di tutta la sua vita: trovò la forza di raccomandare al fratello Vittorio "Arioso" Donà, in pianto dirotto, di calmarsi poiché soffriva di cuore.Il 16 giugno in località Volto di Rosolina, nella chiesa e sul sagrato, durante i funerali di Ulderico Donà, ormai divenuto nell'immaginario collettivo, una leggenda, la folla era straripante e forse mai è stata eguagliata in altre circostanze, liete o tristi.

 

[ trailer ]

DONATONI   SAMUELE

'Ispettore della Polizia di Stato Samuele DONATONI, Medaglia d'oro al Valor Civile. il 17 ottobre 1997, in località Riofreddo (AQ), nel corso di un'operazione di polizia tesa alla cattura dei componenti di una pericolosa organizzazione criminale responsabile del sequestro dell'industriale bresciano Giuseppe Soffiantini, l'Ispettore della Polizia di Stato Samuele Donatoni, nato a Canaro (RO) il 04.04.1965, in servizio presso il Nucleo Operativo Centrale di Sicurezza (NOCS), venne ferito mortalmente. L'azione determinata della Polizia di Stato, grazie al generoso sacrificio dell'Ispettore Donatoni, consentì poi la liberazione dell'industriale e costituì senz'altro un forte deterrente nei confronti delle organizzazioni criminali dedite a tale tipo di reato. Con Decreto del Presidente della Repubblica del 18 maggio 1998, è stata conferita alla memoria dell'Ispettore Donatoni la Medaglia d'oro al Valor Civile. In questo Capoluogo, abitano i genitori dell'Ispettore Donatoni, la madre Sig.ra Tiziana Negri, il padre Raffaele e il fratello Nicolay.

 

[ trailer ]

D'ONCIEU DE CHAFFARDON   ENRICO

(Rovigo, 28 aprile 1875 – Peteano, 25 novembre 1915)

 

Il conte Enrico d'Oncieu de Chaffardon nasce a Rovigo da un'antica e nobile famiglia di origini savoiarde, con un'importante tradizione militare alle spalle. Tra l'altro, un suo avo aveva comandato il reggimento Dragoni di Sua Maestà dell'Esercito Sardo-Piemontese, nel periodo dell'attacco francese contro il Regno di Sardegna, nel 1796. Egli viene così rapidamente indirizzato alla carriera militare, che compirà tutta nell'arma di Fanteria.

Arruolatosi nel Regio Esercito, frequenta il corso da allievo ufficiale, ottenendo i gradi da sottotenente. Promosso tenente, viene trasferito, nel tempo, a vari reggimenti, e raggiunge infine il 67º Reggimento Fanteria "Palermo", che, dal 1908, è di stanza a Como. Nello stesso periodo, sposa Ada Verga, di ricca e illustre famiglia milanese: i due conti si stabiliscono così a Como, diventando figure molto note della società lariana.

Promosso nel frattempo capitano, agli inizi di maggio del 1915, in vista dell'entrata in guerra del Regno d'Italia, viene inviato col suo reggimento in Valtellina. Allo scoppio delle ostilità, il 24 maggio, la Brigata "Palermo" si porta in alta Valle Camonica, dando il via alle operazioni sul fronte del Passo del Tonale.

In ottobre, la brigata si trasferisce sul fronte dell'Isonzo, ed il 10 novembre si trova dislocata nei dintorni di Gorizia. Lo stesso giorno, allo scoppio della Quarta battaglia dell'Isonzo, il 67º inizia una manovra che lo porta, il 19 novembre, alle pendici del Monte San Michele nella zona di Peteano.

Il giorno successivo, il capitano d'Oncieu, fino ad allora comandante di compagnia, viene nominato comandante del III battaglione del 67º Reggimento Fanteria. Con ripetuti assalti, egli guida così il suo battaglione alla conquista della quota 124 del Monte San Michele che viene conquistata. Il violento contrattacco austriaco costringe però gli italiani a tornare sulle posizioni di partenza, e l'attacco deve essere dunque ripetuto nei giorni successivi. Il 24, dopo varie vicende, la quota cade nuovamente in mano austriaca.

Il 25 novembre, il capitano d'Oncieu si lancia coi suoi uomini all'assalto della quota 124, ma, giunto nella trincea nemica, viene colpito da una fucilata, morendo poco dopo.

Il brillante assalto condotto alla testa del suo battaglione ed il sacrificio della vita vengono ricompensati con la Medaglia d'Argento al Valor Militare alla memoria.

Dopo la morte, il capitano d'Oncieu è stato ricordato anche grazie all'opera della moglie, contessa Ada d'Oncieu, che, divenuta presidente delle Patronesse dell'Associazione Nazionale Famiglie dei Caduti e Dispersi in Guerra, ne ha tenuto sempre vivo il ricordo. In particolare, sono stati intitolati al conte d'Oncieu: un'aula scolastica della Scuola Primaria "F. Baracca" di Como e la colonia "capitano conte E. d'Oncieu de Chaffardon" di Vendrogno, sita in una villa donata dalla moglie del capitano all'Associazione Famiglie dei Caduti e Dispersi in Guerra della provincia di Como.

Il medagliere e numerosi cimeli appartenuti al capitano d'Oncieu sono inoltre conservati presso il sacrario del 67º Reggimento Fanteria "Palermo", ubicato presso la caserma "Carlo De Cristoforis" di Como.

[ trailer ]

DRIA   PAOLA

Dria Paola, psueudonimo di Pietra Giovanna Matilde Adele Pitteo, è stata un'attrice di cinema, teatro e televisione. È annoverata fra le maggiori interpreti attive nella sua epoca. Figlia di Arturo Pitteo, proprietario di un negozio di armi da caccia, in via Cavour, e della bellissima Ione Volebele, la proprietaria del noto Caffé Borsa, in piazza Garibaldi, nacque a Rovigo il 21 novembre 1909 nella villa di famiglia, sita nell'allora via Sabbioni, al numero civico 11, oggi via santa Maria Chiara Nanetti. Venne battezzata in duomo il 26 marzo 1910, e sin da piccola "Etra" (così veniva soprannominata dagli amici), palesò un forte temperamento artistico, studiando sin dalla tenera età di tre anni danza e da quella di dieci recitazione, lavorando inizialmente nella compagnia di Carlo Lombardo. Dopo aver adottato il nome d'arte di Dria Paola, dal sapore più orientaleggiante e misterioso, grazie alla sua straordinaria bellezza, riuscì ad ottenere una particina nel film Gli ultimi giorni di Pompei (1926), diretto a quattro mani da Carmine gallone ed Amleto Palermi. Da allora, fu un susseguirsi di trionfi, in pellicole che catapultarono l'attrice rodigina veneta fra l'olimpo delle stelle del cinema muto italiano. Alla morte del padre, nel 1932, si trasferì con la madre a Roma e, dopo aver preso parte a diversi film in ruoli di supporto ma anche da protagonista, nel 1933 interpretò il film per cui è tuttora ricordata: Fanny (1933), di Mario Almirante. Riapparve regolarmente sino agli albori degli anni '40, quando preferì ritirarsi a vita privata. Il suo nome resta ancor oggi legato a La canzone dell'amore, (1930), di Gennaro Righelli, ricordato per essere stato il primo film sonoro prodotto in Italia e per la canzone “Solo per te Lucia” dedicata al personaggio di Lucia, interpretato da Dria Paola. In questo film la Paola recitò accanto ad un'altra diva dell'epoca, Isa Pola, con la quale divise i fasti della celebrità del primo cinema sonoro italiano.

Attiva in seguito come artista ed autrice di una singolare autobiografia, rimase attiva (anche se molto sporadicamente) in teatro ed in televisione, apparendo, per esempio, in Cortile (1955), di Antonio Petrucci. Morì completamente dimenticata ed in completa indigenza (nel 1989 aveva beneficiato della legge Bacchelli) all'età di ottantaquattro anni il 12 novembre 1993.

 

[ trailer ]

DUSE   ENZO

(Villadose, 2 dicembre 1901 – Venezia, 7 luglio 1963)

 

Di estrazione piccolo borghese, Enzo Duse era il figlio del farmacista del paese, Gaetano, che fu anche sindaco dal 1902 al 1906 nonché avvocato, e di Pasquarosa Brasolin, proprietaria terriera. Nel 1906 il padre si trasferì con la famiglia a Rovigo e poi, nel 1919, a Venezia per l'apertura dello studio legale. Enzo a soli 18 anni, poco dopo la fine della grande guerra, fu già redattore della Gazzetta di Venezia, e passò, nel 1922, al Gazzettino prima come inviato speciale e poi come critico cinematografico. Nel frattempo, iniziò a scrivere alcune commedie, alcune delle quali in lingua veneta, sin dal 1934 (Virgola). Di area liberale, non volle aderire al fascismo e questo gli creò non pochi problemi, soprattutto quando, con il drammaturgo Sem Benelli, si fece promotore della Lega Italica, immediatamente sciolta dal fascismo con decreto ministeriale.

Nei giorni che seguirono la caduta del fascismo, entrò nel comitato di direzione del Gazzettino e questo, con il successivo ritorno al potere del fascismo repubblicano, gli costò una condanna a venti anni di carcere, tramutata poi "a morte", alla quale riuscì a sfuggire nascondendosi presso l'orfanatrofio Tomadini di Udine, ora una sede dell'università.

Entrato nella Resistenza, Duse collaborò con il comitato di liberazione nazionale di Udine. Nell'immediato dopoguerra diventò direttore responsabile di Veneto Liberale, del Giornale delle Venezie e, fino al 1950, direttore della Gazzetta veneta. Nel frattempo continuò a scrivere commedie, soprattutto in lingua veneta, fino alla morte, avvenuta prematuramente il 7 luglio 1963 al Lido di Venezia.

Le sue commedie in lingua veneta furono spesso recitate da diverse compagnie filodrammatiche.

 

[ trailer ]

web graphic Clara Esposito

sede legale TPO: Via Gorizia 3 | 45030 Santa Maria Maddalena (RO) | P.I. 01067190296